Happy "Kiss.Bang" EP
Happy è uno e trino, all'occorrenza plurimo.
Il suo centro nevralgico è nato e cresciuto ad Edmonton, nella boscosa regione dell'Alberta, Canada, di nome fa Sharry Lee Wisor e da Happy, tra andate e ritorni dei suoi old handsome fellars, lei non si muove. In 15 anni di onorata carriera ha prestato le sue dita tra le corde di basso a numerosi gruppi della scena canadese, dal più classico cowrock della Mike McDonald Band al surf-gospel-rockabilly-punk della Jerry Jerry and the Sons of Rhythm Orchestra, uno degli storici capisaldi del rock alternativo nord-americano, passando per Hookahman, The Bodkins, Carolyn Mark, raccogliendo, in questo suo variegato percorso, scampoli di melodie, preziosi bottoni e merletti dai colori diversissimi, arrivando a cucirsi un disco su misura.
“Kiss. Bang.”, uscito nel 2009, suona sei tracce che scivolano leggere sulla sua pelle, precise, decise, nette, prive delle incertezze e delle sbavature tipiche di un album di debutto; nato dopo un disastroso divorzio, suona all'insegna del motto “sweet and sour”, raccontando storie di autobiografica memoria, riuscendo a nascondere tristezza e delusione dietro ad accattivanti melodie pop che molto devono alla sua passata esperienza con il gruppo canadese Po’ Girl. Il disco è un altalenare di ritmi ed influenze, se “Malta Train”, con fisarmonica e piano, ha il sapore deciso di un pezzo country, “Just Some Thoughts from the Grey” si rivela una piccola ballata impregnata di malinconia, arrivando a riacquistare velocità sul finale con “Seven”, già stata ribattezzata un “peppy slice of power pop”. In mezzo a questa velata e sottile vena nostalgica, viene da chiedersi se il nome scelto dalla Wisor per la sua band non sia uno sberleffo ironico alla leggerezza o semplicemente l'inno ad una felicità vissuta che si nutre delle sfumature più nere, sullo sfondo delle quali un sorriso riesce a rilucere ancora più luminoso.
“Kiss. Bang.” si rivela il raccolto di anni di viaggi, di contaminazioni, di esperienze, di una line-up che, spostandosi tra Europa, U.S. e ritorni in madrepatria, è in continuo mutamento, permettendo alle più disparate influenze di incontrarsi e di costruire un sound coeso, in una continua fresca reinterpretazione dei brani, aggiungendo alle performance live quel pizzico di energia che fa battere il tacco dello stivale sulle assi di legno del pavimento, in pieno stile country folk.
Con tanto di cappello.
Azu
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