Tête-à-tête con Rue Royale
Lei si chiama Ruth ed è nata e cresciuta nello Staffordshire, United Kingdom. Lui si chiama Brookln, nato e cresciuto nel cuore degli States, con una y in più potresti prendere il suo nome per quello di un ponte, ma tant’è. Ruth e Brookln quando sono insieme si chiamano Rue Royale e non hanno casa ma si lasciano trasportare dal loro tour di città in città.
Li incontro nelle retrovie del bar Sartea una mezz’oretta prima del loro debutto scenico, questo è quel che ne è uscito.
Parte I. Rue Royale, la location, il pubblico.
Ero quasi sicura che ci saremmo incontrati dopo il vostro concerto, volevo chiedervi com’era andata ma niente paura, ho la domanda di riserva…com’è andata ieri sera? Se non sbaglio avete suonato dalle parti di Milano…
R. Sì è stato molto bello, eravamo in un luogo davvero interessante pieno di installazioni video, film, c’erano attori che leggevano, molto strano rispetto ai luoghi dove suoniamo di solito ma ci è piaciuto molto.
B. Credo sia stato il posto con il pubblico più selvaggio che abbiamo mai avuto, stavamo suonando una delle nostre canzoni, si intitola Tell me when you go, e la gente è impazzita, era tutto un … (a questo punto Brookl tira fuori dalla gola un suono gutturale degno di uno dei migliori concerti metal della provincia), una cosa davvero strana per noi che siamo abituati ad avere un pubblico tranquillo. Alla fine del concerto erano…(urlo metallozzo parte II), gente che urlava, altri che saltava da tutte le parti, pazzesco. Gliel’ho detto “Ragazzi voi siete incredibili” e loro “No! Siamo italiani”. È stato davvero fico. (detto tra noi, quel “siamo italiani” è stato pronunciato con un accento che trasuda italianità, degno di un personaggio uscito fuori dalla serie I Soprano. Una cosa è certa, riusciamo sempre a farci riconoscere)
Di solito invece com’è il vostro pubblico?
R. La maggior parte delle persone sono molto tranquille nell’ascolto, si rilassano, alcuni chiudono gli occhi e sembra si immergano totalmente nelle canzoni.
B. Il che non so mai se sia una cosa positiva o meno.
R. Che cosa? Che chiudano gli occhi?
B. Si, il primo show del tour in Italia è stato tre giorni fa, a Bolzano…(rivolgendosi a Ruth) hai visto i tre ragazzi seduti davanti al palco? c’era Chris e altri due…ecco loro erano messi così, con la testa tra le mani (a questo punto Brookln si toglie gli occhiali e si stravacca letteralmente sul tavolo, con la testa che affonda nel palmo della mano come durante una di quelle noiosissime lezioni che ogni studente che si rispetti ha dovuto sopportare durante la sua carriera scolastica) Non so mai se sia una cosa buona o meno, ma alla fine del concerto sono venuti a complimentarsi, a dirci che era stato davvero bello…quindi…credo sia una buona cosa.
Ho visto un vostro video girato ad Amsterdam per AmsterdamAcoustic, era la prima volta che suonavate all’aperto? Siete riusciti a percepire la differenza nell’ascolto tra le persone che si fermavano ad ascoltarvi e quelle che invece vengono ad un vostro concerto in un locale?
B. No era la prima volta che suonavamo all’aperto ma spero ci siano altre occasioni in futuro. Per quanto riguarda il pubblico, le persone in un caso come quello non prestano molta attenzione perché, non lo so, forse non la prendono seriamente rispetto a quando suoni in un palco, sono più le persone che passano che quelle che si fermano ad ascoltare e se si fermano lo fanno più per curiosità, come a dire, “che cosa ci fanno questi a suonare per strada?”
Parte II. Rue Royale e il loro Ep
Ho scaricato il vostro Ep e sono stata molto colpita dalla canzone Snow on Snow. Ascoltandola ho pensato che fosse una dolcissima canzone d’amore ma poi ho scoperto che in realtà il testo è una poesia di natale (si tratta di In the Bleak Midwinter di Christina Rossetti, in Inghilterra è davvero famosa e per tutto il mese di dicembre viene riproposta in musica da ogni coro che si rispetti). Qual era il vostro intento? Scrivere una canzone d’amore sulla base di quella poesia o riscrivere una canzone di Natale?
R. Abbiamo deciso di scrivere una canzone di Natale che fosse scaricabile gratuitamente per ringraziare il nostro pubblico, abbiamo ripassato tutte le vecchie canzoni del repertorio natalizio rileggendone i testi, e questa era una di quelle con cui sono cresciuta, una di quelle che di solito si imparano a scuola.
B. Io non la conoscevo proprio. Volevamo preparare due canzoni di Natale, una scritta interamente da noi e l’altra invece ripresa dal repertorio tradizionale, abbiamo scelto questa perché per me era davvero qualcosa di oscuro, ho trovato il testo molto romantico e dolce. Non conoscendo il canto tradizionale abbiamo iniziato a lavorarci prima che io ascoltassi la versione originale, la melodia è stata scritta senza alcun appoggio rispetto all’originale, è stato un costruire da zero. Volevamo fare un regalo che ognuno potesse scaricare e portare a casa, molte altre band lo fanno però alcune chiedono il tuo indirizzo e-mail…non so, se per scaricare devi dare qualcosa in cambio, beh, non puoi dire che è gratuito…quindi abbiamo deciso di renderlo pubblico in modo davvero libero, senza condizioni aggiuntive.
Ho ascoltato le otto tracce che avete reso disponibili nella vostra pagina Myspace, è cambiato il vostro approccio rispetto ed esse dopo averle suonate così tante volte nel vostro lungo tour?
R. Non saprei, credo che ogni volta vengano suonate in modo diverso, dipende molto dai giorni, dall’umore che abbiamo, dipende molto dal pubblico e dall’atmosfera di un locale perché credo che ogni canzone susciti un’emozione diversa in ogni persona…è difficile da spiegare, è un approccio molto legato all’emotività, a come stiamo, se siamo stanchi, se siamo felici, se è successo qualcosa durante la giornata.
Da un anno vi siete trasferiti dagli US all’Inghilterra. Questo cambiamento ha influenzato in qualche modo le vostre ultime canzoni o il vostro modo di comporre?
B. Viaggiamo così tanto per il tour che dopo un anno non mi sento ancora a casa in Inghilterra, è come se fossi ancora in vacanza. Sicuramente il tour ha influenzato il nostro approccio nei confronti della musica, abbiamo suonato assieme a così tante band, abbiamo visto come suonano e questo ci ha cambiato…già, credo sia stato il viaggiare che ci ha permesso di modificare il nostro approccio al modo di scrivere e suonare le nostre canzoni.
Parte III. Rue Royale in metafora
C’è una frase che viene attribuita a Frank Zappa e dice “parlare di musica è come ballare un’architettura”. Avete un’immagine o una metafora con cui poter descrivere la musica dei Rue Royale?
B. Un’immagine…una metafora che usiamo anche nei nostri lavori è quella del viaggio, del cammino…
R. Abbiamo anche una canzone che si intitola “This long roads”, ci sentiamo perennemente in viaggio, ci muoviamo così tanto geograficamente e fisicamente, America, Inghilterra, Inghilterra, America…
B. E anche come coppia il nostro rapporto è in continuo cambiamento, un vero e proprio viaggio.
Riuscite a descrivere Rue Royale come se fosse un film, un romanzo e un colore?
R. Un film, un romanzo e un colore…o dio mio…è difficile…dici un film e un romanzo che sono già esistenti?
Si, uno che avete visto o letto e in cui vi siete riconosciuti come gruppo…
B. E’ curioso perché per il colore, ad esempio, di solito divido la musica in due gruppi…non mi piacciono molto le categorie ma certo, è utile dividere i gruppi in generi, c’è il rock, c’è il punk…ma a parte il genere, di solito divido i gruppi in due categorie, “black shoe” e “brown shoe”, è un po’ stupido lo so, lo faccio sempre, “questa è una canzone brown shoes” o “questo è un gruppo black shoe”, è una sensazione che non ti so spiegare.
R. Rue Royale sono brown shoe, coffee-brown shoe.
B. Per quanto riguarda il film dovrebbe essere qualcosa di intenso. Anche se le nostre canzoni possono sembrare molto delicate e tranquille, in realtà c’è molta intensità nel nostro approccio alla musica e al mondo, anche nel modo in cui stiamo assieme, il nostro rapporto è molto del tipo...”ahhhh ma cosa stai facendo” (iniziava a mancarmi l’urlo metallozzo di Brookln), le persone forse fanno fatica ad immaginarselo perché quando siamo sul palco sembriamo molto calmi ma nella vita siamo davvero molto emotivi, con alti e bassi…credo dovrebbe essere un film drammatico…sul viaggio…
R. Qualcosa come Into the Wild…
B. Si qualcosa così…però dovremmo pensarci…
Non preoccupatevi, facciamo che ci pensate e poi ci risentiamo
R. Promesso, di sicuro mi verrà in mente qualcosa questa notte, finché dormo…
azu
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